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Storia di arte, impresa ed economia: alcuni esempi

imageArtisti, filosofi, poeti, designer, architetti e intellettuali furono chiamati da Olivetti per indagare l’ignoto, rompere gli schemi, innovare processi, prodotti e metodi, proteggere la vera vocazione italiana: l’innovazione continua attraverso la formalizzazione, l’immagine di senso. Olivetti perseguiva responsabilità sociale ma soprattutto culturale, produceva benessere ma anche conoscenza, valorizzava l’uomo attraverso l’arte e il lavoro intesi come una sola cosa: la matrice unica dell’armonia.

Artisti operai e scienziati diventano fattori organici dello sviluppo reale: arte e scienza, entrambe discipline legate alla conoscenza, all’immaginazione e alla ricerca, innervano i processi produttivi, le relazioni, lo sviluppo urbano e territoriale. Per questo Olivetti, ma non solo lui, aveva inserito gli artisti sugli impianti, non solo a fare comunicazione: aveva compreso che l’arte è il ceppo originario di ogni esperienza. La mente ragiona per immagini.
imageDagli anni ‘30, anche nel caso di IRI l’arte entra nei processi aziendali. Eugenio Carmi, compianto artista e designer genovese, con altri colleghi che lo seguiranno fino alla chiusura del 1965, sin da giovanissimo trascorre le sue giornate sugli impianti, con gli operai, considerandoli la fonte primaria della creatività necessaria a ricerca e sviluppo. Insieme a ingegneri e progettisti dell’IRI intanto gli artisti innovano i processi produttivi, costruiscono navi di nuova generazione e inventano prodotti di successo. IRI diventa un modello internazionale, oltre che una delle aziende più ricche e importanti del mondo. Carmi comincia a intervenire con la sua pittura sui cartelli antinfortunistici, riduce gli incindenti sul lavoro e la direzione dell’impresa gli affida prima alcuni impianti, poi l’intero stabilimento di Voltri, dove faranno il miglior acciaio del mondo fino al 1965, anno in cui questa esperienza viene inspiegabilmente chiusa dalla nuova gestione.

In quegli anni nasce la celeberrima rivista Civiltà delle Macchine impreziosita dalle opere degli artisti, poi ancora Rivista Cornigliano e Italsider, insieme ad altri progetti editoriali di altissima qualità dove arte e impresa si fondono. Anzi, tornano a fondersi.

Fioriscono mostre in tutto il mondo da Spoleto (Sculture nella città, 1962) a New York (David Smith, Voltri, 1963) sull’esperienza e il modello IRI Arte Industria. Il Sindaco di New York dedica una mostra di pittura a un’impresa che produce acciaio e la chiama con il nome dello stabilimento di Genova; ci dice qualcosa?
imageIl nostro luogo di elezione, lo Spinnerei di Lipsia. Dal cotone alla cultura.

Questo è uno dei più ambiziosi progetti di rigenerazione e trasformazione urbana d’Europa: l’ex cotonificio di Lipsia, il più grande in Europa fino al 1989, è un eccellente esempio di come un’area industriale dismessa possa trasformarsi e interagire con le industrie creative e l’intero tessuto dell’area, influenzare le ambizioni di crescita territoriale di una città (più di 500 000 abitanti, il doppio considerando il distretto) e raddoppiarne il PIL in 10 anni.

20 edifici su un sito di circa 10 ettari: 90.000 mq di spazio utilizzabile. Nel 2001 la proprietà viene acquistata da Florian Busse (Heintz&Co.), Tillmann Sauer-Morhard e Bertram Schultze (nel 2002 si è aggiunto Karsten Schmitz). In questi primi anni nasce la nuova identità culturale dello Spinnerei, che si afferma a livello nazionale e internazionale, associandosi sempre più all’arte di qualità: le gallerie e gli investitori cominciano ad interessarsi agli spazi liberi del complesso.

Oggi è un luogo di eccellenza accreditato a livello internazionale, produce investimenti e nuovi posti di lavoro ogni anno ed è contemporaneamente un incubatore e uno spazio di vita, di lavoro e di cultura aperto al pubblico e alle iniziative private. Frutto di una sana collaborazione tra pubblico (Città di Lipsia, Stato libero di Sassonia, Repubblica federale), privato (imprenditori) e artisti, ha portato a Lipsia migliaia di collezionisti, investitori e turismo culturale, incrementando l’indotto e generando tassi di sviluppo tra i più alti e rapidi al mondo. Porsche, Amazon, Mercedes e altre 14 aziende internazionali lavorano con gli artisti ASSUNTI IN ORGANICO, coinvolti pienamente da monte a valle di ogni singolo processo gestionale e produttivo.
imageLa Friche de la Belle de Mai, Marsiglia. Distretto culturale e incubatore di arte e imprese.

Fino a poco tempo fa era un impianto produttivo della Seita, oggi è luogo di creazione, confronto tra cultura e imprenditoria e, soprattutto, di innovazione sociale e industriale. La Friche de la Belle de Mai, 100.000 mq di superficie, è, allo stesso tempo, un luogo di produzione (vi lavorano quotidianamente circa 400 artisti e creativi) e uno spazio aperto al pubblico.
Con quasi 300.000 visitatori l’anno, questo spazio multifunzionale propone mostre, festival, spazi profit e no profit, gallerie e studi d’artista aperti ogni gorno.

La Friche, che ha preso il nome da quello del suo quartiere, Belle de Mai, promuove tutte le sue attività con la volontà e lo scopo primario di relazionarsi con il suo territorio di riferimento più prossimo: azioni culturali con scuole e centri sociali, mantenimento di aree di gioco e di sport, riaperture di spazi cinematografici cari al quartiere, e molto altro. In circa trent’anni, la Friche ha guadagnato l’immagine, agli occhi dei cittadini di Marsiglia e della Francia, di un nuovo territorio di sperimentazione che permette di creare sinergie tra arte, cultura, architettura, urbanistica, sport, gastronomia. Elementi che producono conoscenza per gli abitanti e attrazione intelligente per i viaggiatori.

Le imprese sono partner essenziali in un quadro di continuo sviluppo di progetti molto ambiziosi. Grazie a un’identità forte, ai progetti portati avanti sinora e alla loro importante componente innovativa, Friche ha un ruolo di motrice sulle questioni urbane e socio culturali della città di Marsiglia, e gode di una grande copertura mediatica.

La cultura in Italia genera ricchezza

imageSopra: courtesy Stefano Cerio - Sotto: courtesy Bruno Munari
image227 miliardi di euro il giro di affari annuale della cultura in Italia, pari al 15,6% del PIL nazionale.
443 mila imprese coinvolte (7,3% del totale Italia).
84,6 miliardi di euro pari al 5,8% della ricchezza prodotta in Italia.
A fronte di una fiscalità adeguata questo enorme flusso finanziario produrrebbe straordinari benefici per il Paese.
1,5 milioni di persone lavorano nel sistema produttivo culturale, pari al 6,3% del totale degli occupati in Italia.
Nomisma dice che, se avessimo l’IVA e le defiscalizzazioni delle liberalità pari a quelle di Germania e Francia, produrremmo 251mila nuovi posti di lavoro. Per ogni euro speso in cultura, se ne attivano 1,7 in altri settori: l’effetto moltiplicatore della cultura genera 143 miliardi in altri settori.

La logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porta ovunque (A.Einstein)
imageCourtesy Tomas Saraceno. Hannover
imageCourtesy Carsten Holler. Pollino (Basilicata)
imageEssen, Bacino della Ruhr, ex acciaierie
imageHigh Line New York
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