MACRO bene comune: l’articolo di Francesco Cascino su Exibart

La vicenda del MACRO, Museo di Arte Contemporanea di Roma, è il paradigma di come si sprecano i soldi pubblici per interessi privati e soprattutto di una politica senza più alcun legame con la cultura, che poi è il vero problema di questo Paese. Una volta, e per secoli, l’Italia era governata da gente che aveva una visione prodotta da letture colte e frequentazioni con gli artisti veri. Oggi uno vale uno e tutti sono contenti di aver preso protagonismo nella vita pubblica. Pensano loro, ma non sanno che danni enormi arrecano a se stessi affidando gangli vitali a dilettanti allo sbaraglio...

Assistiamo facilmente a ragionamenti da bar dello sport che prendono il posto delle strategie. Il mondo è molto più complesso di così. Per esempio il MACRO, un museo magnifico che in altre città produrrebbe 5/6 punti di PIL per i cittadini e il territorio, oltre che dispositivi di educazione e fantasia formidabili, è stato affidato alle mani di Giorgio De Finis, un antropologo che ha realizzato un esperimento di arte pubblica e sociale con il MAAM alla periferia Est di Roma (nelle intenzioni un ottimo progetto di partecipazione), uno stabilimento occupato in cui ha fatto intervenire decine di artisti in modalità non controllata e dove abitano Rom e homeless in condizioni molto discutibili. L’arte, che se progettata con intelligenza produce benessere e sviluppo, in quel caso ha fallito.

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